Per questo motivo un terapeuta già capace di un approccio psicospirituale manifesta il suo potere terapeutico verso persone di qualsiasi credenza.

Risulta pertanto fondamentale sottolineare che una relazione terapeutica con persone che abbiano fatto esperienza di “Dio Amore” ed abbiamo trovato dentro di sé la particolare autostima che deriva dal sentirsi accettati per il fatto di esistere e non per cosa si fa o per quello che si dimostra di essere, risulta particolarmente utile rispetto al bisogno umano di essere prima di tutto rassicurati e confortati sul proprio valore intrinseco e sulla propria amabilità incondizionata e solo in un secondo momento invitati al cambiamento mediante una scelta libera da condizionamenti e paure.

L’approccio psicospirituale, secondo le indicazioni da noi fornite, invita le persone a disinnescare la propria sofferenza dal tentativo di rivalsa vero gli altri e favorisce che la persona realizzi l’importanza di riconoscere che il proprio dolore, pur determinato dalle esperienze con determinate persone, è qualcosa che appartiene a sé e di conseguenza può essere elaborato nel lavoro personale a prescindere dal cambiamento dell’altro. La scoperta di Sé quindi presuppone un’esperienza di “perdono” che prelude qualsiasi scelta d’amore. Il perdono però lo si conquista mediante un determinato lavoro personale, psicoterapeutico e spirituale, che richiede tempo e volontà e che non può essere ottenuto senza un cambiamento personale profondo.

Altro elemento sostanziale è che la relazione terapeutica, individuale o di gruppo, si manifesti con modalità di setting che si differenziano dal normale approccio, ovvero che consentano una modalità di sentirsi in una relazione disinteressata da aspetti caratterizzanti tutte le relazioni strumentali, come normalmente sono caratterizzati i rapporti professionali. Pur riconoscendo la necessità di adeguati confini relazionali, si ipotizza che il setting terapeutico serva non solo ad impostare in un modo strutturato la relazione terapeutica, ma anche a proteggere il terapeuta dalle proprie difficoltà in una relazione aperta, che sarebbe più autentica ma più impegnativa.

Mi auguro di essere riuscito a spiegare in modo semplice le intime correlazioni che esistono tra disagio e relazione terapeutica integrata con la spiritualità, partendo dalla teoria scientificamente dimostrata che la relazione umana sicura, ovvero con persone che abbiano capacità e volontà di essere presenti ed affidabili e che siano quindi capaci di rispondere in modo sollecito alle difficoltà umane, produce guarigione di per sé, a prescindere poi dal modello psicoterapeutico utilizzato.

In pratica l’elemento spirituale integrato alla terapia renderebbe tutti i modelli terapeutici e tutte le relazioni terapeutiche significativamente più efficaci nel determinare un miglioramento e una guarigione in modo stabile nel tempo.

 

Vale la pena quindi interessarsi a questa importante prospettiva che si basa sulla scientificità della teoria sull’attaccamento sicuro di John Bowlby, per verificare se è confermata l’ipotesi che il cammino spirituale, basato sulla meditazione o preghiera di ascolto, ovvero sulla capacita di connettersi con il proprio interiore, possa favorire una relazione affidabile con l’Essere supremo che ama incondizionatamente e fornirci quindi la tanto desiderata esperienza di vita alla presenza di una “base sicura”.

 

Entrando ora maggiormente nel merito, vorrei parlare dalla gioia delle ipotesi che mi accompagnano in questo meraviglioso lavoro psicospirituale, per ritornare poi alle radici che documentino il senso del modello.

La vita è un mistero grande, un mistero che molti desiderano scoprire, altri non hanno questa esigenza. Che bella la diversità, ci segnala che il primo mistero è la relatività del proprio vissuto. Coloro che desiderano capire qualcosa di più del mistero grande che è la vita sono in una ricerca di senso, ma non solo del senso della vita in generale, ma del mistero grande che è la loro singola propria vita. Abbiamo bisogno di capire “chi io sono” e “perché io sono nato e sto vivendo”. In questa unica vita che abbiamo siamo entrati per un cammino che avviene anche se non vogliamo fare nulla per essere in cammino, conviene quindi ogni tanto fermarsi ed ascoltare per cercare di capire. L’esperienza della vita, in ogni caso, non arriva per nulla.

Il cammino psicospirituale è un’esperienza di psicoterapia integrata con la spiritualità. Si tratta della Spiritualità con la esse maiuscola, ovvero quella collegata con la presenza del Vero Amore che sperimentiamo in contatto con il nostro Vero Sé, per distinguerla dalla spiritualità intesa come esperienza autoreferenziale di distacco emotivo dalle preoccupazioni e quindi da tutte le tecniche e strategie di rilassamento e di benessere. La Spiritualità è l’esperienza psichica nella quale il proprio io può intuire la vera Via che porta alla Verità e la Vita. Il rilassamento non è lo scopo del cammino psicospirituale che include anche percezioni di dolore, anche se il dono del cammino è la percezione, fosse anche solo per brevi istanti, di pace, gioia e amore. E’ per questo che possiamo rischiare di confondere il risultato di benessere con lo scopo del cammino, evitando di fatto di compiere il cammino stesso e rimanendo in un inutile vissuto di benessere fine a se stesso.

Coloro che soffrono e si avvicinano ad un cammino psicoterapeutico o di guida spirituale sono dentro la percezione di un dramma, qualsiasi sia il contenuto di quel dramma e qualsiasi sia la forma che ha preso in quella singola persona in quella singola vita. Conoscere le dimensioni psicospirituali del dramma e del dolore collegato consente di guidare in modo adeguato la persona verso la vera unica via d’uscita possibile, quella della realizzazione del proprio Vero Sé, evitandole di entrare in un labirinto esistenziale dove esistono molte aree di parcheggio e di finto benessere nelle quali possono continuare a sprecare nuovi periodi della loro vita. Ci vuole tempo e pazienza, questo lo dicono tutti i terapeuti, ma molti terapeuti non sanno che la richiesta di tempo e pazienza che chiedono alle persone è spesso mal riposta.

Sulla parte psicoterapeutica non credo che sia necessario spendere troppe parole perché le strategie e le tecniche di ascolto e accoglienza della persona che vengono insegnate nelle scuole di psicoterapia sono un patrimonio scientifico che va preso con gioia come un dono divino così come anche il contesto di ascolto e cura che chiamiamo setting. Sono molte le strategie e le tecniche veramente efficaci nel condurre il prezioso lavoro psicoterapeutico che oggi oramai abbiamo a disposizione e non mancano di germogliare sempre nuove e più creative modalità di aiuto. I modelli di psicoanalisi, nel senso di analisi della psiche, esistenti infatti oggi sono numerosissimi, partendo dal modello psicoanalitico storico di S. Freud. Quello che conta veramente però è la visione dell’uomo e della vita che possiede quel singolo terapeuta che utilizza quelle strategie e quelle tecniche, perché questo di fatto condiziona le direzioni possibili implicitamente suggerite ai nostri pazienti. Si ha la pretesa di negare la spiritualità perché troppo collegata culturalmente alle religioni per ipotizzare nuovi modelli più liberi e liberanti dai condizionamenti morali che di fatto portano a nuovi modelli, quelli psicoterapeutici, che di fatto sono nuove religioni. Ma quanto vero amore è possibile trovare in queste nuove religioni?

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