Il processo di evoluzione psichica dell’uomo ruota intorno al concetto psicoanalitico del “processo di individuazione e separazione”. Il bambino, inizialmente confuso ed inglobato nel sistema relazionale e familiare, considera ciò che accade nella famiglia come quello che accade nel mondo. Per lui non c’è una distinzione tra famiglia e mondo: il mondo è la sua famiglia. Nel periodo dell’adolescenza per la prima volta si accorge che esistono altre realtà, esterne ed interiori, che lo differenziano dal sistema di origine: è l’inizio della crisi adolescenziale dove comincia a formarsi il pensiero astratto. Questo processo scientificamente acclarato corrisponde al concetto spirituale del libero arbitrio, ovvero al potere che l’uomo ha di determinarsi secondo le proprie scelte, un potere che secondo la religione Dio ci ha dato e nessuno ce lo può togliere. Inizia quindi tutta la grande avventura dell’uomo dove l’esperienza guida la consapevolezza, ma dove anche la consapevolezza guida lo svolgersi dell’esperienza. Processo di individuazione vuol dire che lo scopo di questo processo è essere “individui” ovvero esseri separati dagli altri esseri. Viviamo nel mondo della separazione dove nel bene e nel male abbiamo un potere enorme su noi stessi e gli altri. Andando avanti su questa logica in teoria dovremmo sperimentare ogni cosa prima di fare una scelta. In realtà, per fortuna, non avviene così. Per esempio, non tutti scelgono di sperimentare l’uso di droga per capire se va bene usarla: molti si fidano delle indicazioni fornite e della loro intuizione. La proposta di vivere nell’amore presuppone quindi avere acquisito la fiducia nella proposta e nella promessa, nonostante il dolore che procura la rinuncia a sperimentare molte esperienze possibili che ci allontanano dall’amore. La proposta presuppone un rapporto di fiducia con il terapeuta, una persona che è capace di fornire una guida attenta ai bisogni veri ed autentici che scaturiscono dal profondo di ogni essere di qualsiasi ideologia.

Il lavoro psicospirituale fornisce la possibilità di connettersi con la dimensione interiore che consente lo sviluppo di consapevolezze di accudimento dei bisogni più essenziali. Tutto il lavoro procede secondo le strategie e tecniche scientificamente consolidate e sperimentate, ma ruota intorno all’idea di scoprire la propria unicità all’interno di un progetto più grande. Non sarebbe scientifico mettere un pregiudizio teorico come baluardo alla verità tutta intera, come vorrebbe fare chi esclude la spiritualità dal lavoro psicoterapeutico, se la persona desidera andare in quella direzione.

 

CAMMINO PSICO-SPIRITUALE (percorso teorico-esperienziale)

Il cammino psico-spirituale è un’esperienza di crescita psicologica e spirituale in gruppo, ideata con la finalità di esplorare i vissuti personali dei partecipanti partendo dagli stimoli presentati con l’ausilio delle tematiche psicospirituali, alle quali segue la psicoterapia di gruppo.

L’esperienza parte da una analisi ed una integrazione della lettura dei libri sui temi di spiritualità, come per esempio i tre libri di Simone Pacot sulla “Evangelizzazione del Profondo”, o di Santa Teresa d’Avila come “Il Castello Interiore”, o di San Francesco di Sales come la “Filotea” o il “Trattato dell’amor di Dio”. Questi stimoli presentati, accompagnati dalla capacità del conduttore di spiegare nel modo il più possibile semplice e chiaro le teorie dei grandi mistici, diventano occasione per compiere un vero cammino psicoterapeutico, se questa lettura viene correttamente integrata con i modelli psicoterapici già validati e se l’esperienza è condotta da psicoterapeuti abilitati. E’ da precisare quindi che l’esperienza è essenzialmente psicoterapeutica. La modalità è strutturata sulla base delle strette correlazioni che esistono tra psicologia e fede, tra i bisogni della persona che cerca aiuto sul piano psicologico e quella che lo cerca sul piano spirituale.

Unire psicoterapia e spiritualità è un’impresa delicata che presuppone accordi chiari sia nella proposta che nello svolgimento dell’esperienza. E’ anche necessaria una valutazione del conduttore sulla opportunità di includere una persona in questo particolare cammino. Ciò che è spiritualità deve essere descritto con chiarezza e deve lasciare la persona totalmente libera di aderire ai valori presentati; ciò che è psicoterapia deve essere condotto da professionisti abilitati che garantiscano la scientificità del metodo. I due momenti si integrano spontaneamente solo nella misura in cui il singolo partecipante, avendo liberamente scelto di partecipare, cerca e trova la sua personale sintesi interiore.

L’esperienza del cammino psico-spirituale ha la funzione di fornire determinati stimoli che vadano ad esplorare le radici del blocco alla realizzazione autentica della nostra vita. Il cammino si affianca al lavoro di psicoterapia e meditazione dei Gruppi Sales o in altri gruppi di terapia, al cammino di psicoterapia individuale o al cammino spirituale eventualmente in corso. L’esperienza include momenti di preghiera e di meditazione.

 

I Gruppi Sales di psicoterapia sono esperienze settimanali di psicoterapia di gruppo della durata di due ore che hanno all’interno delle due ore 10 minuti di meditazione silenziosa, condotti da psicoterapeuti abilitati nelle Scuole di Specializzazione. I Gruppi Sales di psicoterapia e meditazione sono condotti sulla base di principi definiti tenendo conto dei modelli psicoterapeutici codificati e già riconosciuti dal mondo scientifico.

 

Il percorso stimolato da questa esperienza possiamo dire che non ha mai fine. E’ un invito ad utilizzare responsabilmente le nuove consapevolezze stimolate affinché la persona acquisisca una maggiore capacità di gestire le proprie fragilità umane ed i propri limiti, possibilmente con uno stato d’animo pacificato.

E' corretto precisare che il cammino presuppone il desiderio di "mettere Dio al suo posto nella nostra vita", che non è necessariamente l'obiettivo di un intervento psicoterapico. La fede è un'esperienza interiore che può portare la persona a sentirsi meno sola nella propria realtà terrena, a sentirsi supportata e motivata a riprendere i cammini interrotti, per agire concretamente, con serenità, verso la realizzazione di Sé nel personale percorso di crescita umana. Esistono delle domande che non hanno una risposta evidente ed è compito di ognuno trovare le proprie risposte: non possiamo esimerci da questa personale responsabilità esistenziale. La fede non si può proporre come la soluzione che annulla il lavoro personale di scoperta del senso della propria vita, perché questo porta a meccanismi contorti che si tradurrebbero in pressioni disfunzionali. Queste pressioni anziché condurre il singolo verso l'autonomia, il conforto, la serenità, la gioia, la pace, lo condurrebbero verso la dipendenza, l'illusione, l'inadeguatezza, aumentando, in alcuni casi, il sentimento di disagio già presente. La fede è un atto intimo, personale, sacro, inviolabile, di liberazione dalle schiavitù delle dipendenze simbiotiche che ci mantengono nei grovigli relazionali, a patto che sia in grado di innescare un nuovo modo concreto e libero di vivere basato sul rispetto, l’ascolto, l’amore.

San Paolo dice che la fede origina dall'ascolto del Kerigma (l’annuncio del vangelo) proclamato dalla Chiesa a cui fa seguito un cammino di iniziazione cristiana in un contesto comunitario dove la centralità e posta sulla celebrazione della Parola, i sacramenti e la vita comunitaria. Ci sono ferite di tipo esistenziale che si curano in questo modo, senza nessuna psicoterapia. Ci sono invece fragilità psichiche che si avvantaggiano della psicoterapia, con tutti i limiti delle scienze umane. La psicoterapia è bene che resti scienza umana e conosca i suoi limiti, ma proprio per questo può mettersi al servizio di qualsiasi istanza umana, compreso il cammino di fede nella chiesa cattolica ed il bisogno psicologico di superare le resistenze e le credenze erronee originate nell’età dello sviluppo se questo non è avvenuto in modo ottimale.

Ci sono persone che dicono di voler fare la volontà di Dio, ma lo dicono partendo da un sentimento di insicurezza o scoramento nascosti, maturati nelle prime esperienze di vita e poi non sufficientemente elaborate in seguito e quindi proseguendo la propria vita con un sentimento di paura e di adattamento. Quando arrivano a chiedere aiuto lo fanno in modo ambivalente e non portano mai avanti nessun cammino iniziato. Si sentono difensivamente onnipotenti ed in fondo si paralizzano, sperano che Dio risolva per loro i problemi senza che li debbano affrontare direttamente. Ciononostante Dio li accompagna sempre, e non smette di fornire nuove occasioni di crescita interiore e per questo la fede diventa una buona occasione per vivere una fase transitoria di elaborazione delle ferite non risolte. Bisogna però aiutare queste persone a fare contatto con una realtà concreta dove possono finalmente fare l’esperienza della presenza reale di Dio mediante gli altri uomini, per vivere quindi una fede più matura ed incarnata.

Alcuni parlano male di Dio, e non sanno che stanno parlando delle loro ferite. Altri parlano bene di Dio e non sanno che stanno parlando delle loro fantasie difensive e compensatorie. Altri ancora parlano bene di Dio perché ne hanno fatto esperienza partendo dalla loro umanità: umilmente si affidano a Lui consapevoli di essere creature ed interagiscono in modo costruttivo con gli altri uomini.

Noi non abbiamo una spiegazione certa dell’origine della sofferenza, ma sappiamo con certezza che la sofferenza non viene da Dio. Essa fa parte del male del mondo e il male non viene da Dio. Xavier Thèvenot dice che “per il Cristo la sofferenza non è un alleato, ma un avversario, egli non ha mai avuto alcuna connivenza con essa”. La sofferenza in se stessa non ha senso, non è redentrice. E’ l’amore che continua a fondare la vita, nonostante le smentite inflitte dalla sofferenza, che la rende costruttiva. E’ il modo in cui si assume la sofferenza che può ridare un senso alla propria vita, nonostante il non senso che quella sofferenza ha introdotto in essa.

Possiamo dire che la sofferenza è collegata al risentimento, al sentimento di odio, al senso di solitudine ed abbandono, alla mancata realizzazione del sé. In ultima analisi possiamo dire che la sofferenza è collegata alla nostra distanza dall’amore vero. Questa ipotesi psicospirituale ci condurrebbe verso la possibilità di lavorare adeguatamente su un punto centrale del nostro cammino, l’esperienza del perdono. Entrare nella dimensione dell’amore incondizionato è difficile. Capire che la mia sofferenza per quanto collegata alle esperienze umane e relazionali con persone con le quali ho sofferto è una mia esperienza interiore, sulla quale mantengo ancora un grande potere, può essere la via per indirizzare il lavoro terapeutico nella giusta direzione.

Che cosa facciamo

  • Psicoterapia individuale e sistemica
  • Psichiatria
  • Meditazione silenziosa
  • Gruppi Sales
  • Cammino Psicospirituale
  • Mediazione dei conflitti
  • Counseling

Chi siamo?

Siamo un gruppo di professionisti e di volontari

uniti in una RETE di relazioni d'aiuto che integrano

le loro competenze per un comune intento:

la crescita interiore delle persone.

Contatti

Centro Poiesis
  Via dei Giudicati 22 - Cagliari - 2° P

070.504.604 - 327.2297626

info@movimentopsicospirituale.org

 http://www.centropoiesis.info