Psicoterapia e SpiritualitàPerché uno psichiatra che chiede ai suoi pazienti di cercare il senso della loro vita, di fermarsi ad ascoltare i propri bisogni autentici, di prendersi la responsabilità del proprio esistere, di smettere di parlare degli altri e di iniziare a riconoscere se stessi, di considerarsi già amati come figli di un Dio che non dimentica nessuno, di andare oltre tutte le convinzioni erronee e di tutte le illusioni, di scoprire il senso della propria nascita e della propria vita, di vedere una piena realizzazione di Sé nel contatto con ciò che si è veramente nel profondo della propria anima, di abbandonare tutti gli idoli nei quali ci identifichiamo, di riconoscere la propria miseria ed i propri errori come un grazia, di sapere finalmente che nessun merito ci potrà fare conquistare la gioia e che la gioia vera la ritroviamo sempre e solo come un dono incondizionato, di vivere l’amore come unica via di guarigione da tutte le dipendenze, di aprire mediante il dialogo comunitario i grovigli simbiotici nei quali siamo immersi e trovare quindi così, tramite l’amore, la liberazione da tutte le schiavitù esistenziali, perché, mi chiedo, e chiedo a te, uno psichiatra che fa questo, risulta ad alcuni così scomodo?

Alcuni dicono che bisogna tenere separati psicoterapia e spiritualità, ma la verità sulla nostra vita terrena non può essere scissa, non possiamo pensare di trovare sollievo nella sofferenza continuando a negare il nostro bisogno di dare un senso pieno alla nostra vita. Mantenere questa scissione ha l’effetto di prolungare all’infinito la sofferenza umana, cambiandone i connotati, senza risolverla. Una cura farmacologica o un ricovero forzato possono essere utili nella misura in cui servono a diminuire i sintomi di una sindrome clinica, ma tutto questo non serve a nulla se la persona poi non trova il modo di capire l’origine della propria sofferenza.

Ciascuno fa il suo, non possiamo sostituirci l’uno con l’altro quando ciascuno trova il suo Vero Sé, la sua vera natura. Io non chiedo agli operatori della psichiatria di aderire a questa visione dell’uomo e della vita, la maggior parte di noi fa benissimo il suo lavoro anche se questo alla fine non risulta integrato. Chiedo solo che non venga impedito a me di esercitare il mio personale modo di manifestarmi e di condurre il mio lavoro, con le persone che liberamente lo gradiscono, lo vogliono, perché ne traggono un grande beneficio. Se la psichiatria del nostro territorio dovesse riuscire nell’intento di fermarmi, non solo sarebbe la sconfitta di tutti coloro che sperano di trovare un raggio di luce nel buio in cui si trovano, ma sarebbe la conferma che questa psichiatria annulla l’individuo e ne macina l’identità, qualsiasi essa sia.

E’ nella nostra unicità che troviamo il senso del nostro esistere, una unicità che ci consente finalmente di partecipare ed un tutto comunitario con un senso benevolo ed uno stato d’animo pacificato. Annullare questo processo di riconoscimento della unicità dell’individuo è la causa del disagio psichico più profondo. Poi, se vogliamo, possiamo fare tutte le diagnosi cliniche corrette e proporre tutte le terapie riconosciute ed approvate, ma in realtà abbiamo perso il metodo scientifico, perché non è scientifico negare una parte della verità.

Se puoi aiutarci in questo intento, se ti trovi d’accordo nel dare una possibilità alla psichiatria del nostro territorio di una riscatto esistenziale, qualsiasi sia la tua condizione, il tuo mestiere, unisciti a noi, contattandoci nella segreteria della associazione senza scopo di lucro

“Centro Poiesis” al 070.504.604 - 327.2297626 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Grazie.
Enrico Loria

Caro Enrico, era nell'ordine delle cose che un movimento creativo come il Poiesis dovesse trovare nella Polis, che è potere, regola, organizzazione, un possibile impedimento al suo proporsi alla communitas; ed è altrettanto inevitabile ed è bene rivolgersi alla communitas per spiegare la strada che tu proponi per la ricerca del Vero Sé e cercare di costruire un vero e proprio movimento di opinione per conquistare la communitas delle persone aperte alla verità senza pregiudizi. Ti do la mia piena disponibilità per sostenerti in questa battaglia culturale e per incontrarci con gli amici e le amiche della fondazione per studiare un piano d'azione.

Carlo Murtas

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