Straniero tra la follaMovimento Psicospirituale

Straniero tra la folla - Cap. 2

Partendo dai presupposti descritti nel precedente capitolo, i terapeuti che sono disponibili ad un sincero ascolto di se stessi evolvono in un progressivo cambiamento del loro approccio, arrivando pian piano a normalizzare il loro modo di lavorare. Intendo dire, a fare diventare sempre più normali le relazioni con i loro pazienti, senza per questo diminuire di efficacia e di professionalità. Al contrario, acquisiscono un plus valore rispetto alla possibilità di fornire un modo autentico di rapportarsi con la vita.

Rimane il piedi il problema di cosa fare per essere davvero d’aiuto alla persona che incontriamo. Gli approcci possibili esistenti sono innumerevoli, direi che sono tanti quanti sono i terapeuti. Essi, tutti animati da buona fede e sincera volontà di aiutare, iniziano da una posizione ottimistica che parte dalla consapevolezza degli strumenti acquisiti sul modello scelto che, almeno inizialmente, non viene messo in discussione ma assimilato nel modo migliore possibile.

E’ di solito in seguito all’esperienza sul campo e alle eventuali delusioni nei risultati con i pazienti che il terapeuta ha l’occasione di incominciare un cammino ulteriore con se stesso, questa volta basato sulla consapevolezza di avere bisogno di ulteriori elementi di comprensione del disagio umano più che sulla necessità di acquisire le tecniche di base. La soggettività dei casi, dovuta alla unicità delle persone, risulta sempre più evidente ed i tentativi di far rientrare le situazioni portate dai pazienti nei binari precostituiti del proprio modello portano ad una frequente interruzione delle relazioni terapeutiche.

Meno male, questo conferma che le persone non sono disponibili a proseguire ad oltranza se manca la sensazione di essere veramente visti nella propria unicità. E’ su questo rispecchiamento profondo che le persone possono sviluppare una fiducia nella relazione che porta ad una maggiore autostima ed una maggiore serenità. In pratica, ad un nuovo equilibrio.

Fare psicoterapia innanzitutto non è indispensabile. Può diventare una necessità che insorge spontanea nella persona sulla base della cultura di appartenenza che favorisce il desiderio di esplorare il proprio interiore. Da qui però ad arrivare alla capacità di cambiare se stessi ce ne passa, nel senso che quasi nessuno vuole veramente cambiare ma si aspetta che cambino gli altri e le situazioni. Perlomeno fino a quando non si ha più niente da perdere e il disagio del cambiamento è minore del disagio vissuto in quella situazione. Oppure, fino a quando la visione del nuovo modo di essere diventa così illuminante ed energizzante, nonostante la sofferenza che ancora rimane, da innescare con forza un desiderio di crescita.

Un terapeuta sperimentato ed evoluto, in occasione del colloquio con l’altro, sa di essere sempre di fronte ad un grande mistero che trova le sue linee di comprensione in una visione aperta della realtà. E’ su questa visione aperta che si basa un reale comportamento di ascolto dell’altro. Le memorie e le competenze del terapeuta, basate un poco sulla teoria e molto sulla esperienza pratica, lo guidano nell’accompagnare la persona verso il nuovo equilibrio inconsciamente desiderato, anche se non esplicitamente dichiarato.

E’ la scoperta continua di Sé che illumina la vita delle persone. E’ l’emergere del vero Sé che nutre e consola. Tutto il resto è tempo perso.

Un abbraccio
Enrico Loria

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