Movimento Psicospirituale

Straniero tra la folla - Cap. 3

Ebbene, alcune considerazioni dei precedenti capitoli potrebbero aprirci la strada verso la comprensione delle innumerevoli modalità di fornire sostegno e crescita alla persona che cerca aiuto. Ne abbiamo già tante, perché confonderci cercandone sempre e continuamente delle altre?

Intanto dobbiamo ricordare che nessuno può determinare un cambiamento nell’altro. Se questo cambiamento avviene è sempre ad opera della persona stessa che chiede aiuto e non del terapeuta. Ma il terapeuta potrebbe e dovrebbe essere l’occasione adatta per  iniziare a farlo o, perlomeno, per ipotizzare di farlo. Abbiamo bisogno quindi di occuparci dell’altro pur non potendolo condizionare, ma agendo perché esso stesso trovi senso nel suo cambiamento.

Trovare senso, ricercare un senso… ma questo bisogno è presente in coloro che si presentano dal terapeuta? A volte si. E negli atri casi?

Marco (è un nome a caso) si presenta puntuale al colloquio, in abbigliamento da lavoro da poco concluso. Dopo molte relazioni brevi o occasionali, si è innamorato di una donna con cui porta avanti una relazione da circa nove mesi. Si sente in crisi perché lei manifesta i suoi limiti nella relazione. Vorrebbe che il terapeuta lo rassicurasse che esiste una cura per lei che risolva i suoi limiti.

Devo confessarvi che non ho ancora ben chiaro quando sia il momento migliore per dire alle persone che si presentano in terapia che la situazione problematica che stanno vivendo è proprio l’occasione giusta per loro. Per quanto quella situazione possa essere spiacevole per alcuni aspetti, potrebbe essere la palestra adatta, la prova utile che consente di capire di più di se stessi e quindi di attuare il cambiamento, se lo desiderano.

Ovviamente il “come condurre” l’esplorazione del problema e “come gestire” una strategia di lavoro sul problema è molto variabile, perché dipende dal modo di lavorare del terapeuta e soprattutto dalla unicità di quella persona, unicità che al terapeuta è grandemente sconosciuta. Ma è importate ipotizzare che la difficoltà non è venuta per nuocere, ma per donare qualcosa che può essere colta, se quella persona lo vuole.

Diversamente avremo, per fortuna, anche altre occasioni, la vita non risparmia le opportunità. Ma perché rimandare?

Il terapeuta non è chiamato a questa scelta, ma solo a restituire la sua percezione con la giusta domanda, affinché la persona possa ricevere lo stimolo che le occorre per ampliare le sue prospettive esistenziali. Essere lì, con quella persona, in quel momento, di fronte a quella situazione descritta, è una grande emozione se siamo consapevoli del dono grande che è il presente.

Inizia forse un nuovo cammino. O si ha comunque l’opportunità di averci perlomeno pensato. Magari la decisione maturerà in seguito. Oggi però siamo qui, io e te, per vivere questo momento presente di ascolto e di scambio, di condivisione e di relazione. Cosa abbiamo, ora, di più importante di questo di cui possiamo occuparci?

Un abbraccio

Enrico Loria

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