Straniero tra la follaMovimento Psicospirituale

Straniero tra la folla - Cap. 4

Cosa abbiamo ora, io e te, di più importante di cui occuparci? Non è facile rispondere se prima non abbiamo fatto quanto possibile per entrare nel nostro presente, con tutto noi stessi. Voglio essere qui, non solo con il mio corpo, non solo con una parte della mia mente. Voglio prima di tutto essere qui, con te, ora, con tutto me stesso.

E’ per questo che iniziare un nuovo colloquio dovrebbe essere sempre una grande emozione, per entrambi. Perché inizia qualcosa di inedito e profondamente reale. Essere nel presente non vuol dire occuparsi solo di quello che c’è, ma anche e soprattutto di quello che non si vede ma che si sente, che grida dentro. Significa unire presente e passato e riconnettere finalmente ciò che è rimasto scisso e non elaborato e che agisce, a mia insaputa, qui, adesso.

Il presente è una miniera di informazioni. Il presente è così ampio che non c’è modo di annoiarsi. Il presente è cosi emozionante che nutre profondamente il nostro essere. Il presente è così a portata di mano che possiamo aprirlo come e quando vogliamo. Il presente è un dono. Il presente è la porta aperta che mi fa entrare nel mio futuro.

Perché allora rinunciare a viverlo ed alterarlo con inconsapevoli giochi psicologici?

Bella domanda… fin da quando siamo nati il presente è il piacevole/doloroso impatto del nostro “essere” con la realtà cruda e meravigliosa della terra. Non deve quindi  stupirci se lo abbiamo sempre utilizzato per costruire il nostro castello nel quale trascorrere il tempo, la nostra trincea nella quale proteggerci. Non dove quindi meravigliarci se utilizziamo il presente per mettere in atto complessi meccanismi psicologici, ovvero un mondo interiore artefatto, con i muri spessi, che frequentemente ci isola e ci imprigiona. Ciononostante, ci trascorriamo il nostro tempo.

Benvenuto, si accomodi, dove preferisce… da dove desidera cominciare? Sono i momenti nei quali ha inizio qualcosa di importante, si attiva una dinamica interattiva nella quale si avrà la possibilità di compiere qualcosa di significativo. E’ quindi un tempo prezioso, che va vissuto con semplicità e spontaneità.

Sandra (è un nome a caso) è contenta di venire alle sedute iniziate per le forti  insicurezze dovute alla sua giovane età. Le piace parlare di Sé, lo fa volentieri, anche se lo fa più che altro per rispondere alle domande del terapeuta. E’ sua madre ad averla convinta ad iniziare il cammino, perché si è trovata bene in un percorso analogo tempo prima e ritiene che la psicoterapia sia uno strumento efficace.

Nessuna situazione è migliore delle altre. Tutto dipende da come la si vive. Anche in terapia funziona nello stesso modo. Il presente parla sempre e dice molto, è impossibile non comunicare. Spetta al terapeuta leggere e tradurre le intuizioni, le ipotesi , spetta al terapeuta  rimandare con efficacia quello che emerge visto dal suo punto di osservazione. Anche se il terapeuta non è mai obiettivo, al contrario, sempre condizionato dalla sua psiche, la sua presenza attiva è una fonte ricca di stimoli a disposizione dell’altro.

Tutte le situazioni sono affrontabili nella misura in cui è sempre possibile trovare un nuovo equilibrio. Cosa abbiamo ora, io e te, di più importante di cui occuparci?

Un abbraccio

Enrico Loria

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