Straniero tra la folla

Movimento Psicospirituale

Straniero tra la folla - Cap. 5

Maria (è un nome a caso) ha ottenuto col nostro aiuto che il figlio adolescente iniziasse un percorso di terapia per un problema di abbandono scolastico collegato alla dinamica familiare. I percorsi che hanno portato a questo risultato hanno richiesto da parte nostra una strategia differente da quella normalmente indicata dalle scuole di specializzazione in psicoterapia.

I terapeuti si trovano vincolati a procedure normalmente necessarie, ma anche limitanti la possibilità di ottenere un determinato risultato. Ovviamente spetta al singolo professionista prendersi la responsabilità di attuare una strategia piuttosto che un’altra quando si percorrono sentieri alternativi. Non dobbiamo però dimenticarci che il fine ultimo è quello di ottenere che la persona che richiede aiuto diventi consapevole delle rigidità difensive che ha messo in atto e che influenzano i suoi comportamenti, nonostante queste non siano di vantaggio per Sé.

Nella dinamica conflittuale relazionale c’è sempre un bisogno ritenuto essenziale che viene messo in gioco, per entrambe le parti. Diventa una “guerra tra poveri” dove è difficile sbloccare il conflitto se non interviene un fattore esterno. Come fare per aprire una porta che sembra blindata? Non c’è una regola ma c’è sempre una soluzione possibile. Il problema è che la soluzione possibile non sempre si è disponibili a metterla in pratica, per validi motivi.

La psicospiritualità non toglie nulla alle strategie terapeutiche comuni ma prevede il contatto con Sé ed il riconoscimento dei valori autentici profondi, da fare emergere, da vivere. Questi valori autentici sono della persona umana e quindi sono della persona che chiede aiuto ma anche delle altre persone coinvolte nel problema, sono anche dei terapeuti e degli altri eventuali operatori.

Il terapeuta può arrivare a sentire il bisogno di confrontarsi con l’etica del vivere. Questo non è però un obbligo, ma un’eventuale sua necessità personale. La sensibilità verso l’altro è qualcosa che insorge spontaneamente in un determinato momento del proprio cammino di vita e questo vale anche per i terapeuti. Non possiamo quindi entrare nel merito di questo aspetto, ma soltanto rilevarlo come un elemento possibile del complesso processo terapeutico.

Psicoterapia e spiritualità possono quindi in alcuni casi trovare un punto di integrazione sinergica e questo non può essere impedito. Intendo dire che tutto ciò che è possibile ed eticamente corretto e che produce il risultato della apertura delle persone verso il soddisfacimento dei loro obiettivi consapevoli od inconsci è anche valido. Nessun dogma dovrebbe impedirlo, nessuna teoria dovrebbe osteggiarlo, nessun pregiudizio dovrebbe ostare al libero fluire di ciò che risulta efficace nel favorire l’apertura verso l’altro.

Resta solo da vedere la disponibilità ad individuare ed  intraprendere le vie che possono portare ad una soluzione, senza necessariamente fermarsi quindi di fronte agli aspetti di convenienza materiale o ideologica che sono gli aspetti legati all’ego, perché si sceglie liberamente di procedere in questa direzione. Ma l’ego è una struttura presente nella nostra psiche che ha una sua funzione, non possiamo negarla. Più in là dell’ego però troviamo il nostro vero Sé. La libertà non è fare ciò che si vuole ma far contatto con i propri bisogni autentici per poterli quindi soddisfare e realizzare.

Un abbraccio

Enrico Loria

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