Straniero tra la follaMovimento Psicospirituale

Straniero tra la folla - Cap. 9

Abbiamo bisogno di trovare il modo di reggere l’impatto forte che esiste tra istanze interiori e pressioni relazionali. Se queste due realtà non vengono integrate in noi, siamo in conflitto e nella sofferenza.

Giovanna (è un nome a caso) di fede cattolica e praticante, avendo iniziato una relazione con un uomo separato, sentì il bisogno di confessarsi, ma il sacerdote, per come lei espose la questione, non diede l’assoluzione. Non avendo lei, in quel momento della sua vita, la chiarezza necessaria del suo bisogno di integrare la SUA esperienza  affettiva nel SUO quadro di riferimento ideologico per trovare una soluzione PER LEI ADATTA, sentendosi semplicemente rifiutata ed esclusa , non fu in grado di attivarsi per risolvere il conflitto. Semplicemente assunse un atteggiamento passivo di rinuncia alle pratiche da lei desiderate, proseguendo inoltre la relazione in modo conflittuale e ambivalente.

Quando un professionista, un operatore, un rappresentate di un’istituzione, si trova in difficoltà nel procedere, il quel caso, con quella persona, per la complessità del problema o per degli imprevisti, ha bisogno di trovare modi di assistere, guidare, curare la persona secondo procedure basate sull’accoglienza. Diversamente sarebbe come se una persona ferita si presentasse in ospedale ma venisse rimandata a casa, senza cure, perché  ha dimenticato la tessera sanitaria o per uno sciopero del personale infermieristico.

Ma quanto siamo disponibili a prestare il nostro amorevole servizio, secondo quelle che sono le procedure possibili e lecite, quando la persona che richiede aiuto non è preparata, come sarebbe opportuno, per poter noi somministrare l’aiuto nel modo migliore possibile?

Comprendo che la riflessione possa sembrare critica o irrispettosa: non sarebbe giusto, perché siamo infatti tutti esseri umani limitati. Quando però le procedure ed i protocolli non sono sufficientemente adeguati a rispondere ai bisogni profondi dell’uomo, il limite da umano diventa istituzionale.

E’ così che arriviamo, in assoluta buona fede, a somministrare in modo rigido le nostre prestazioni verso l’altro: che siano farmaci, dogmi, cure psicologiche, non fa nessuna differenza. Non siamo in grado di accompagnare adeguatamente quella persona, affinché essa possa crescere secondo le sue peculiari preferenze e caratteristiche.

Dovremmo in realtà fidarci del fatto che le persone che arrivano alla scoperta del loro vero Sé, mentre esprimono e vivono la loro unicità, sono allo stesso tempo universali. Intendo dire che trovano pace e gioia nel vivere in armonia e perfetto equilibrio con le unicità degli altri uomini. E questo, senza forzature, senza condizionamenti, ma al contrario assecondando ciò che più di tutto desiderano.

Portare avanti quindi un cammino crescita interiore in modo  integrato con la psicospiritualità, rappresenta una vera occasione di liberazione interiore e decompressione della tensione emotiva esistenziale. L’umanità ha iniziato questo profondo cambiamento e non possiamo più tornare indietro.

Quanto tempo a ancora dovremo aspettare affinché psicoterapeuti e guide spirituali siano realmente disponibili per una fattiva collaborazione nella guida e nell’aiuto della persona umana?

Un abbraccio

Enrico Loria

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