Straniero tra la folla

Movimento Psicospirituale

Straniero tra la folla - Cap. 26

I mestieri che sono collegati con le relazioni d’aiuto sono difficili perché richiedono il corretto riconoscimento dei bisogni profondi della persona. In realtà tutti i mestieri implicano relazione e quindi il discorso può essere esteso a tutte le attività umane, ma se siamo chiamati ad operare in modo diretto nelle relazioni d’aiuto alle persone il discorso diventa sicuramente più delicato. Più passa il tempo e si cresce e più si diventa naturalmente sensibili: diventiamo sempre più capaci di riconoscere i nodi non risolti che continuano a procurarci dolore, nonostante il tempo nasconda le ferite dal campo della nostra coscienza.

I terapeuti sicuramente corrispondono alla categoria delle persone sottoposte ad un grande prova, ovvero avere a che fare con le aspettative d’amore incondizionato delle persone. Se è vero che normalmente le persone non si rivolgono da un terapeuta con l’aspettativa cosciente di trovare il loro amore nelle relazioni umane, è altrettanto vero che questo bisogno preme inconsapevolmente nelle loro vite e può emergere come bisogno sospeso nella relazione terapeutica.

Le persone di solito chiedono aiuto terapeutico semplicemente perché stanno male. Spesso arrivano in terapia con aspettative irrealistiche, ovvero che sia il terapeuta a cambiare la loro situazione, a cambiare gli altri, ad amarli. Si aspettano dal cammino terapeutico e dalla relazione terapeutica di avere solo vantaggi, benefici e conseguenze positive. Il cammino terapeutico invece e sostanzialmente un’esperienza destabilizzante, ovvero sgretola gradualmente il nostro falso sé e la nostra “vita finta” per dare spazio alla nostra essenza vitale, affinché noi possiamo integrarla nel nostro vero Sé e poi viverla nel concreto. Non è per niente facile reggere questo forte impatto con se stessi e con la realtà.

Secondo il modello Psicoanalitico il funzionamento psicofisico dell’uomo ruota intorno a quella parte sommersa di noi stessi che chiamiamo inconscio: l'indagine dell'attività umana si rivolge soprattutto a quei fenomeni psichici che risiedono al di fuori della sfera della coscienza. Il disagio nascerebbe dal conflitto tra principio di piacere e il principio di realtà che richiedono di essere integrati senza che nessuno dei due venga soppresso, mentre le pulsioni di vita spingono in una determinata direzione che può essere “di vita” ovvero di realizzazione o “di morte” ovvero di rinuncia. Siamo noi a dover fare una scelta, nessun’altro la può fare al posto nostro. Ma quali opportunità abbiamo di fare veramente la nostra scelta?

Entrare nel proprio mondo interiore in ombra richiede forza, coraggio e determinazione e di solito queste qualità le ritroviamo più facilmente quando abbiamo poco da perdere, ovvero quando siamo grandemente in crisi. Le aspettative esterne che hanno condizionato le nostre scelte, quando hanno già compiuto la loro funzione di sopravvivenza, non sono più di nessun aiuto per la nostra vera vita perché intempestive e non più contestuali alla nostra realtà presente. I fallimenti inaspettati o ripetuti ci accompagnano prima o poi verso una nuova ricerca di vita ed un bisogno profondo di nuove consapevolezze esistenziali.

La psicospiritualità si inserisce nel panorama delle relazioni d’aiuto possibili e ci invita alla ricerca del nostro bisogno autentico per realizzarlo. Sicuramente un elemento fondamentale nel cammino di crescita interiore è il sostegno affettivo di chi è disponibile a riconoscere i nostri bisogni autentici, sostegno affettivo che deve essere concreto. Probabilmente non è possibile arrivare fino in fondo nella nostra personale realizzazione di vera vita senza la consapevolezza che io sono già amato e quindi capace di amare.

Un abbraccio

Enrico Loria

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