Straniero tra la folla

Movimento Psicospirituale

Straniero tra la folla - Cap. 27

L’amore è il tema centrale della psicospiritualità. Parlare d’amore non equivale a viverlo: capire cosa sia l’amore è possibile solo facendone esperienza, perché l’amore non può essere spiegato. E’ per questo che siamo nati e viviamo, per metterci alla ricerca e trovare il nostro amore, anche se questo non appare evidente e la vita sembra orientata in tutt’altra direzione. Fare esperienza di vita, procedere per prove ed errori può avere un senso se è collegato alla scoperta del nostro amore. Ricerca e scoperta sono quindi due termini chiave del cammino umano di crescita interiore psicospirituale.

La meraviglia di questa fondamentale scoperta nella vita arriva in modo spontaneo ed inaspettato, tanto che potremmo affermare che è l’amore che trova noi e non noi che troviamo l’amore. Chi intuisce cosa sia l’amore non può fare a meno di cambiare la propria vita ed orientarsi sempre di più in quella direzione. Chi intuisce l’amore non può smettere di ricercare questa esperienza interiore a costo di viverlo in maniera unilaterale. L’amore quindi è fondamentalmente un atto disperato in quanto la reciprocità dell’amore non è sempre a portata di mano. L’amore ci chiama singolarmente e ci invita ad una nuova dimensione di vita.

Siamo propensi ad amare come desiderio incontrollato ed incontrollabile che trabocca dal nostro essere e trasforma qualsiasi realtà oggettiva per renderla sublime e deliziosa. Nessuno può capire la logica dell’amore se non chi lo vive nel suo interiore: ne consegue che qualsiasi buon consiglio esterno non serve a darci la direzione dell’amore. Amare quindi è l’espressione del nostro essere che si è incarnato in un corpo plasmato filogeneticamente sulla dimensione dell’amore che agisce da sempre nella materia: trovare l’amore in questo senso è la riconnessione con la nostra origine più profonda.

Quando non viviamo l’amore in una relazione ci allontaniamo per cercare di viverlo altrove. I motivi di quella separazione possono essere razionalizzati nei modi più vari, ma il vero motivo è sempre la mancanza d’amore. Non l’amore ricevuto, ma l’amore provato e donato. Più che di ottenere l’amore abbiamo bisogno di provare l’amore e di comportarci in coerenza con il sentimento provato, anche se in verità non possiamo amare se non siamo già amati. Questo paradosso è un altro pilastro del modello psicospirituale.

Nel frattempo, in questa fondamentale ricerca, siamo disponibili a cambiare i nostri piani, le nostre scelte, gli impegni già presi, per fare nuova esperienza, senza sapere con certezza se tutti i cambiamenti possibili alla nostra portata, e anche oltre, ci avvicinano o ci allontanano dalla dimensione del nostro amore, dell’amore vero. Il conflitto ci assale proprio per metterci nella condizione di fare un profondo discernimento di cosa sia bene per noi in quella determinata situazione di vita e quali scelte siano le nostre.

L’amore unilaterale può essere reciproco e poi di nuovo unilaterale: è la danza dell’amore, fin qui tutto bene. Ma la nostra umanità limitata ci distrae e ci disorienta, abbiamo la tendenza ad uscire dalla dimensione dell’amore. Vorremmo rimanerci ma non ne siamo capaci. Perdere l’amore è sofferenza, l’amore trovato e poi perso smuove le nostre certezze e costringe a riflettere per capire. Trovare l’amore è gioia, l’amore perso e ritrovato innesca un processo di maturazione psicologica e spirituale. E’ così che possiamo ritrovarlo in noi stessi e riviverlo nella relazione sempre più facilmente. Si arriva a capire che io sono già amato, quindi capace di amare, ma ciononostante l’amore lo posso continuare a vivere solo per scelta. Ma quale scelta? In che modo sono già amato? Come posso vivere questo amore già donato?

Un abbraccio

Enrico Loria

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