Straniero tra la folla

Movimento Psicospirituale

Straniero tra la folla - Cap. 28

L’amore, per potersi manifestare, deve superare l’ostacolo della nostra personalità che filtra e condiziona gli aneliti del nostro essere. Vorremmo amare ed essere amati e invece ci ritroviamo continuamente, inesorabilmente, soprattutto inaspettatamente, a ricadere nelle stesse dinamiche psicologiche di dolore collegate con le dinamiche relazionali. Con la struttura di personalità reagiamo automaticamente sulla base delle nostre ferite non risolte. Anziché scegliere liberamente il nostro comportamento, agiamo istintivamente e commettiamo azioni conflittuali e contrarie al nostro bisogno.

Lavorare su se stessi in psicoterapia, nella misura in cui pacifica il nostro stato d’animo e offre la possibilità di diventare consapevoli dell’origine delle nostre reazioni, ci consente una maggiore elasticità del nostro comportamento e questo consente un maggior benessere.  La dimensione spirituale, che ci invita all’amore, si affianca efficacemente alla psicoterapia per favorire l’evoluzione del processo di maturazione. Il nostro essere è imprigionato in un corpo ed una mente che consentono la sua espressione solo in modo condizionato. Non sempre le conoscenze teoriche di tipo teologico rendono possibile il nostro cammino. L’integrazione tra psicoterapia e spiritualità favorisce la possibilità di liberare il nostro essere dalle strette maglie della nostra struttura psicologica.

Voglio amare e scelgo di amare, quindi mi fermo per pacificare il mio stato d’animo, cerco di recuperare la mia direzione. Mi fermo ad ascoltare il mio canto interiore, la mia gioia naturale, la mia gratitudine per essere vivo. So cosa è mio e cosa mi anima in profondità, quindi mi dedico a ciò che mi appartiene e che mi nutre. Lascio quello che non è mio a morire dietro le mie spalle. Voglio amare, desidero che ogni mia azione sia per il mio e il tuo bene. Non mi serve “agire contro” e non voglio agire contro. Voglio amare, lo faccio, ora e sempre. Credo che non esista niente di più profondo e sensato che vivere ciò per cui siamo nati.

Riconnettersi con il proprio interiore che ha dato origine alla nostra vita è riconnettersi con se stessi, è un bisogno che ci spinge ad esplorare il nostro interiore sommerso: il frutto è la scoperta della via che ci può rendere realizzati. Il dolore dell’amore desiderato e non ancora trovato porta ad assumere comportamenti manipolativi e ad instaurare relazioni insoddisfacenti. E’ il caso degli anziani con i loro figli o dei coniugi che stanno insieme da tanti anni quando tentano ancora disperatamente di ottenere l’amore non vissuto.

Giorgia (è un nome a caso) ha chiesto aiuto per il disagio che prova nel non riuscire a capire se trova il proprio amore nella relazione affettiva in atto o nella relazione con un altro ragazzo che la corteggia e che le piace. Il suo amore, per potersi manifestare, richiede di capire in quale direzione lei desidera proseguire. Tutti i suoi dubbi sono più che legittimi perché parlano del processo illusorio che ha messo in atto in entrambe le relazioni: la sua sofferenza necessita di capire qualcosa di più di se stessa e dei suoi bisogni.

Se amo rinuncio ad “agire” la mia personalità per utilizzarla invece al servizio dell’amore. L’amore è al di là di ogni logica e di ogni struttura psicologica, anche se posso vivere sempre di più strutturato psicologicamente nell’amore: il mio “io” si integra a quel punto col mio “vero Sé” e la mia anima e la mia psiche diventano sempre più simili. La mia psicologia riflette sempre di più l’essenza del mio essere. Psicospiritualità è appunto la psicologia integrata con la spiritualità: entrambe le risorse possono essere al servizio del mio profondo benessere. Esiste qualcosa di più bello e di più utile?

Un abbraccio

Enrico Loria

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