Straniero tra la folla

Movimento Psicospirituale

Straniero tra la folla - Cap. 29

Cesare (è un nome a caso) è in crisi da anni con la sua seconda moglie con la quale ha avuto una figlia, così come una figlia era nata anche dal primo matrimonio prima che entrasse in crisi. Non si può dire che non abbia tentato di trovare il suo amore. Essendo già avanti negli anni non si sente di iniziare una nuova relazione ma nemmeno di rimanere da solo. La tensione emotiva è diventata estrema e questo contribuisce a peggiorare la sua attuale relazione di coppia. Non si ascolta e non riesce a spiegare il suo malessere. Lamenta di non sentire la complicità affettiva nella sua attuale relazione e sente con disperazione di non essere riuscito a “fare la sua vita”. Potremmo dire non è riuscito a “trovare il suo amore”.

L’amore, il nostro desiderio più potente in tutte le relazioni, si manifesta nella coppia in modo speciale. Dal Cantico dei Cantici: “Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amore dell’anima mia; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia”. Tutta la nostra vita è nella ricerca del nostro amore e quando lo si trova ciò che si prova è unico: “Quanto sei bella anima mia, quanto sei bella”. L’amore rende sublime e delizioso l’essere speciale che è oggetto del nostro desiderio d’amore. “Tutta bella sei tu, amata mia, e in te non c’è difetto”. Quando viviamo l’amore nulla può fermarlo: “Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo”.

Questo meraviglioso trasporto legato al sentimento d’amore è un grande incentivo all’incontro con l’altro che innesca un processo destinato ad andare avanti, affinché esso possa evolvere e maturare. Nel processo evolutivo perdiamo l’amore trovato perché i livelli a cui l’amore ci chiama sono sempre più elevati. L’amore arriva, poi sembra che finisca, in realtà siamo noi che perdiamo il contatto con noi stessi e con il bene profondo che era stato stimolato da quella meravigliosa realtà esterna. L’amore era in noi e rimane dentro di noi, alla nostra portata. Sono io che amo. Come l’acqua che sta nella profondità delle viscere della terra, anche l’amore risiede nella profondità di noi stessi. L’amore non lo possiamo mai perdere, semplicemente smettiamo di viverlo, di sentirlo, di assecondarlo.

Vivere l’amore è facile quando le meravigliose esperienze della vita penetrano in noi in modo inaspettato ed incomprensibile, come una trivella che penetra dentro il nostro essere per far sgorgare la potenza dell’amore che è compresso dentro di noi come dono incondizionato. L’amore risiede in noi. Io sono già amato, quindi capace di amare. Poi ci perdiamo, crediamo erroneamente che l’amore è l’altro, che è l’altro il referente del nostro sentire. Non dobbiamo cadere in questo inganno. L’altro è la meravigliosa occasione per noi ed è l’oggetto del nostro bene, la causa del nostro amore. L’altro è il compimento del bisogno di relazione d’amore. Avere qualcuno che merita il nostro desiderio d’amore è una grazia, un dono infinito.

L’amore poi sfugge dalle nostre dita come l’acqua, se non mettiamo le mani in modo adatto non possiamo rinfrescare il nostro viso. Inutile lamentarsi, fare la vittima, l’amore non è perso, è semplicemente sfuggito. Dobbiamo allora capire di più su noi stessi, su l’altro, sulla vita, perché l’amore ci chiama un poco più in là a trovare un nuovo senso del nostro esistere. Io amo perché scelgo di amare. L’amore non è una esperienza passiva, anche se arriva spontanea e gratuita. Ma poi richiede di essere vissuto ed amministrato nel modo adatto al suo mantenimento e al suo ritrovamento, perché quando l’amore sfugge dalle nostre dita, come l’acqua, lo ritroviamo poi sempre dentro noi stessi, come l’acqua di un pozzo che non si esaurisce mai. Questa è la buona notizia per noi oggi: io sono già amato, quindi capace di amare.

Un abbraccio

Enrico Loria

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